
Descrizione
Magia e semplicità: una crema setosa di pecorino e pepe nero. Il piatto che mette alla prova ogni chef.
Ingredienti della ricetta tradizionale
Pasta - Pecorino - Pepe
Ingredienti vietati
Panna - Burro
L'utilizzo di questi ingredienti è considerato un errore non tollerabile da tutti gli amanti di questo piatto.
Possibili allergie
Glutine
Stile alimentare / Precetti
Vegetariano|HalalKosher
Disciplinare
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Domande Frequenti
Come si fa la Cacio e Pepe originale senza che il pecorino si attacchi?
Il segreto è tutto nell'acqua di cottura: deve avere amido al punto giusto, quindi cuoci la pasta e preleva un po' di acqua di cottura qualche minuto prima della fine. Il pecorino va grattugiato finissimo e mescolato fuori dal fuoco, aggiungendo l'acqua un po' alla volta fino a ottenere una crema. La padella non deve essere bollente, diciamo che è proprio lì che si perde la partita: troppo caldo e il formaggio fila e si rapprende. Panna e burro? Non esistono nella Cacio e Pepe pena squlifica!
Quali sono gli ingredienti della ricetta originale?
Tre ingredienti, soli tre ingredienti: pasta (tradizionalmente tonnarelli o spaghetti), pecorino romano grattugiato finissimo e pepe nero macinato al momento. La Cacio e Pepe non prevede panna, burro o qualsiasi altro grasso aggiunto — chi li mette sta cucinando un altro piatto, insomma. Il segreto sta nell'acqua di cottura della pasta, usata con parsimonia per creare quella cremina che lega tutto senza diventare collosa.
Esistono varianti della cacio e pepe
Diciamo che a Roma farebbero una smorfia a sentire la parola "variante" accostata alla cacio e pepe. Detto questo, nella pratica si trovano versioni con misto pecorino-parmigiano (più dolce, meno aggressiva), oppure con diversi formati di pasta come rigatoni o mezze maniche, ma le varianti si fermano a questo, a che ci risulta.
Si può fare la Cacio e Pepe con la pasta fresca o vuole solo quella secca?
La tradizione romana vuole la pasta secca, tipicamente spaghetti. La pasta fresca rilascia meno amido nell'acqua di cottura, e quell'amido è proprio quello che tiene insieme la salsa — senza, il pecorino tende a non legarsi bene. Però a Roma è oramai usanza comune proporla con i tonnarelli all'uovo freschi, quindi diciamo che sotto questo aspetto tutto è lecito.
Quante calorie ha un piatto di Cacio e Pepe?
Una porzione da 80g di pasta finita nel piatto si aggira intorno alle 450-550 calorie, dipende molto da quanto pecorino si usa. Non è un piatto leggero, la verità è che non ci sono grassi "alleggeribili" senza snaturare la ricetta.
Origine - Dove nasce la cacio e pepe
La Cacio e Pepe nasce nel Lazio, quasi con ogni probabilità nella tradizione pastorale romana e laziale. C'è chi la collega ai pastori transumanti che portavano con sé ingredienti secchi e non deperibili — pecorino e pepe reggevano bene i lunghi spostamenti. La versione più accreditata la vuole consolidata come piatto popolare romano tra l'Ottocento e i primi del Novecento, anche se una data precisa non esiste.
Dove mangiare la Cacio e Pepe autentica a Roma: quali trattorie scegliere?
Le più famose a Roma sono sicuramente Flavio al Velavevodetto e Felice a Testaccio. Detto questo, Foodoso esiste apposta per rispondere a questa domanda perchè la trovi anche in trattorie senza pretese, spesso meglio dei posti troppo famosi.
C'è una giornata mondiale della cacio e pepe
Sì, il 6 novembre è riconosciuta come giornata mondiale della cacio e pepe. Una data tutto sommato recente, nata più per iniziativa dei social e della comunicazione gastronomica che da una tradizione secolare — ma agli appassionati del piatto basta avere un pretesto in più per cucinarlo.
In quale città si mangia la cacio e pepe migliore al mondo
Roma, senza nemmeno troppa discussione. Dalle nostre parti ci sono trattorie di quartiere dove la cacio e pepe Cacio e Pepe viene preparata con una maestria che altrove è difficile da replicare — Testaccio e Trastevere restano i rioni di riferimento per chi vuole mangiarne una versione davvero convincente.
Quale vino abbinare ad uno piatto di Cacio e Pepe
La verità è che un piatto così saporito e pepato vuole un bianco con una certa struttura, non qualcosa di troppo esile. Un Frascati Superiore DOC regge bene la sapidità del pecorino restando nel territorio laziale. In alternativa, un Greco di Tufo DOCG campano ha quella vena minerale che pulisce bene il palato tra un boccone e l'altro. Chi preferisce il rosso può osare con un Cesanese del Piglio, tannico quanto basta per non sfigurare con il pepe.