
Trattoria Da Danilo
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Il racconto della nostra visita
Mi hanno detto "vai da Danilo", con quella perentorietà che a Roma suona sempre come un editto papale. Piazza Vittorio, crocevia di un'umanità meticcia che Pasolini avrebbe filmato per settimane, nasconde questa trattoria che è l'opposto dialettico del ristorante à la page: niente design, niente Instagram, solo la certezza granitica di chi sa fare il proprio mestiere da generazioni.
La cacio e pepe arriva mantecata dentro la forma di pecorino, operazione che in altri contesti verrebbe chiamata "esperienza immersiva" ma qui è semplicemente tecnica antica quanto le mura aureliane. Il risultato spacca, per usare un termine che Michele Serra senior avrebbe deprecato ma che rende l'idea: cremosa, sapida, perfettamente equilibrata. Tra le migliori assaggiate nella capitale, e considerando il numero di cacio e pepe ingurgitate in una vita romana, non è affermazione da poco. È il piatto che giustifica tutto: l'attesa, il conto, persino la digestione problematica delle ore successive.
La carbonara invece tradisce aspettative forse troppo gonfiate dal trionfo precedente. La crema, eccessivamente carica di pecorino, assume quella consistenza quasi grumosa che ricorda certi compromessi politici: tecnicamente riusciti ma esteticamente discutibili. Il guanciale, che dovrebbe avere quella croccantezza definitiva, si presenta invece con una mollezza quasi arrendevole. Resta buona, sia chiaro – siamo sempre dentro i confini della tradizione – ma dopo l'estasi della cacio e pepe, la delusione relativa pesa come un tradimento sentimentale.
Le polpette all'amatriciana sono un'invenzione che sulla carta promette sintesi felice, ma nella pratica risultano semplici polpette al sugo con un pezzo di guanciale in visita di cortesia. Cucina onesta che non pretende rivoluzioni.
Trentuno euro a testa sono il prezzo della centralità geografica e della competenza storica. La cacio e pepe da sola merita il pellegrinaggio, e suggerisce una strategia per la prossima volta: ordinare quella e lasciar perdere il resto. In fondo anche Ulisse, di fronte alle sirene, scelse saggiamente quali ascoltare.
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Foto dei piatti
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