
Ristorante Il Girasole
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Il racconto della nostra visita
Mi sono recato al Girasole con quella speranza un po' ingenua che ancora ci assale quando leggiamo le classifiche online, reperti archeologici di un'epoca in cui credevamo che Internet dicesse la verità. "Tra le migliori carbonare di Roma", proclamavano almeno due siti. E noi, creduloni seriali, ci siamo fiondati alla Garbatella.
Il locale è spartano come una cella monastica, i camerieri volteggiano tra i tavoli con quella fretta esistenziale che è il marchio di fabbrica della trattoria romana autentica. Aperto solo a pranzo più il venerdì sera – una liturgia temporale che ricorda quando l'Italia aveva ancora degli orari, delle regole non scritte, un senso del limite.
La carbonara arriva sui bombolotti come una promessa mancata. Porzione gigantesca, certo, abbondanza da dopoguerra che commuoverebbe i nostri nonni, ma il guanciale è quello che è: mediocre. La crema c'è, tecnicamente ineccepibile, eppure sciapa come una conversazione educata ma priva di passione. Il pecorino sembra razionato con parsimonia calvinista, il pepe quasi un'ipotesi teorica. Un sei e mezzo stiracchiato, buono per chi cerca quantità e risparmio – quattro o cinque euro in meno del solito – ma lontano anni luce dalla top ten promessa. Verrebbe da chiedersi se quelle classifiche non siano state compilate da un algoritmo che valuta solo il rapporto grammi-euro.
L'amatriciana si difende meglio, anche se il problema del pecorino persiste come un refrain malinconico. Il fiore di zucca, invece, spacca – uso il verbo gergale perché certe eccellenze non necessitano di perifrasi. Il carciofo alla giudia, visto nei piatti altrui con invidia proustiana, sembrava promettere bene.
Dodici euro a persona. Una cifra che fa tenerezza in un'epoca di conti da mutuo. Il Girasole ha carattere, è un'esperienza ruspante, genuinamente romana. Ci tornerò se mi trovo da quelle parti e ho fame, ma non farò la strada apposta. Che poi è forse il giudizio più onesto che si possa dare: sufficiente per la contingenza, insufficiente per la leggenda.
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