
Osteria La Sol Fa
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Il racconto della nostra visita
Giovedì sera, San Lorenzo versante Porta Maggiore, quella Roma di confine che non è più centro storico ma non è ancora periferia, territorio liminale dove l'identità della città si sfrangia in qualcosa di più autentico e meno turistico. Qui la cucina romana resiste come un dialetto che si rifiuta di morire, e l'Osteria La Sol Fa ne è testimone con quella testardaggine affettuosa che appartiene alle cose di famiglia.
"Cucina romana de famija" dichiarano, e per una volta non è lo slogan di qualche agenzia di comunicazione. È letteralmente vero: menù corto, quattro piatti per categoria, il resto è silenzio. In tempi di carte gastronomiche infinite come romanzi ottocenteschi russi, questa parsimonia è già un manifesto politico.
La gricia – piatto che separa i fedeli dagli eretici, gli iniziati dai turisti – raggiunge qui vette platoniche. L'equilibrio tra guanciale, pecorino e pasta è quello che Aristotele chiamava "giusto mezzo": una virtù etica applicata alla carboneria. Difficilissimo, tecnicamente parlando, come suonare Chopin senza sbagliare una nota.
La carbonara sceglie coraggiosamente il tagliolino, sfidando l'ortodossia rigatoniana. Il guanciale è morbido anziché croccante, scelta che tradisce fedeltà alla tradizione familiare piuttosto che alle mode contemporanee. C'è qualcosa di commovente in questa resistenza: come chi continua a scrivere lettere a mano nell'era delle email.
L'amatriciana, invece, pecca di modernismo con quel pomodoro fresco che sostituisce il pelato. Qui la conservazione prevale sull'innovazione, e forse è giusto così: non tutto il progresso è progresso.
Il tiramisù tenta l'azzardo con crumble e crema di nocciole, ma perde l'amaro equilibrio kafkiano che dovrebbe caratterizzarlo. Troppo consolatorio, insufficientemente tragico.
Trentuno euro a persona, cifra che in altre latitudini romane pagherebbero solo gli antipasti. La Sol Fa pratica quella decenza economica che è forma di rispetto, quasi di affetto, verso chi mangia. E io, che sono già tornato col pensiero, tornerò presto anche col corpo.
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