
Lo'steria
Piatti tipici che abbiamo valutato
Carciofo alla Giudia
Foodoso Score
828

Prezzo
€8.00
Principali piatti tipici a menù
🍽️Pasta
🍽️Secondi Piatti
🍽️Quinto Quarto
🍽️Contorni
🍽️Fritti
🍽️Dolci
🍽️Servizio e Extra
Il racconto della nostra visita
Ponte Milvio, sabato sera. C'è qualcosa di inevitabilmente romano in questo angolo di città — quella mescolanza di popolare e aspirazionale, di trattoria e bistrot, di chi ci abita da sempre e chi ci è arrivato con la gentrificazione sottobraccio come una baguette. Lo'steria si inserisce in questo paesaggio con una certa onestà: piccola, arredata industrial come vuole il copione dell'epoca, senza troppe pretese scenografiche. La nota di colore, anzi di ferro, la danno le maniglie della porta d'ingresso — una forchetta e un cucchiaio giganti. Simpatico, mi sono detto, come quando un timido rompe il ghiaccio con una battuta che funziona.
Il menù arriva su una lavagnetta, integrato da una lista fuori menù recitata a voce — pratica che trovo sempre vagamente teatrale, come se il cameriere stesse interpretando una parte scritta da qualcun altro. Ma passiamo alle cose serie, che a Roma sono i primi piatti, e qui Lo'steria non scherza.
La cacio e pepe ha quella cremina vera che è diventata — nel panorama capitolino — quasi un oggetto raro, avvistato di rado come un rapace in via di estinzione. Forse appena eccedente nel cacio, ma ci si fa pace. La carbonara è setosa, il guanciale ridotto a fiammifero e reso croccante con quella competenza che distingue chi sa da chi imita. La gricia segue la scia, seppur leggermente avara di sugna. L'amatriciana, però, inciampa: colore bruno invece che rosso, una nota di bruciato nel pomodoro che tradisce il momento esatto in cui qualcosa è andato storto, poco pecorino a salvare la situazione. È il piatto che ci ricorda come la perfezione sia sempre asimmetrica, e che nessun locale — nemmeno il migliore — sia immune dai propri sabato sera.
Gli antipasti tengono il campo con dignità: il sacchetto di fritti è solido, il carciofo alla giudia ha le foglie esterne croccanti come si deve e il merito non indifferente di non ungere le dita. Il tagliere di salumi e formaggi laziali pende verso i secondi senza che nessuno lasci traccia mnemotica.
Il tiramisù in barattolino, con un crumble al posto del savoiardo e una crema che sembra più aria che mascarpone, è quella piccola delusione dolce con cui certe serate si congedano. Meglio non farsene un dramma.
Il conto: ventuno euro a testa, un sabato sera a Roma, con questa qualità diffusa. È il tipo di notizia che, in questi tempi, si accoglie con gratitudine quasi commossa.
Ci si torna. Ordinando altro.
Foto del locale
Foto dei piatti
Foto menu
Le nostre Classifiche
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