Vai al contenuto principale

La Ciambella Bar-à-VinRoma

Foodoso Global Score
720/1000
La nostra opinione sul locale
Ottimo Locale
Citazioni nelle guide
6 su 28

Piatti tipici che abbiamo valutato

Carbonara

Clicca per allargare

Voto Piatto
728/1000

Spaghettoni alla Carbonara20,00 €

Citato in4 guide su 17
Ranking Foodoso#22 su 36

vedi: Classifica Carbonare di Roma

Amatriciana

Clicca per allargare

Voto Piatto
707/1000

Maccheroni all'Amatriciana18,00 €

Citato in2 guide su 11
Ranking Foodoso#23 su 34

vedi: Classifica Amatriciane di Roma

Dove si trova il locale

Una buona scelta se ti trovi in queste zone di Roma: Municipio I di Roma • Rione Pigna

Caricamento mappa...
Logo di La Ciambella Bar-à-Vin
Indirizzo
Via dell'Arco della Ciambella, 20, 00186 Roma
Cucina
Cucina Romana
Telefono
06-6832930
Fascia di Prezzo
Costoso (40-70€)
Prenotabile online su
TheForkSito Web
Luoghi di interesse viciniPantheonPiazza NavonaPiazza Venezia
Altre aree vicineRione Sant'eustacchio

Principali piatti tipici a menù

🍽️Primi Piatti

Tonnarelli Cacio e Pepe€ 18.00
Cacio e PepeFormato pasta: Tonnarelli
Maccheroni all’amatriciana€ 18.00
AmatricianaFormato pasta: Maccheroni
Spaghettoni alla Carbonara con guanciale croccante€ 20.00
CarbonaraFormato pasta: Spaghettoni

🍽️Secondi Piatti

Puntarelle alla romana€ 17.00
Trippa alla romana€ 17.00

Il racconto della nostra visita

Prima visita:  

La domenica romana, quella dei turisti che affollano il Pantheon in processione laica, ha imparato a generare oasi di quiete per chi cerca rifugio dalla bolgia. La Ciambella è una di queste: vietta appartata, interno che evoca vagamente un riad marocchino – legno, minimalismo, soffitti che svettano come ambizioni da borghesia illuminata. Jazz fusion sussurrato, Michelin che ammicca dalla guida. Qui si mangia la Storia, o almeno ci si prova.

Veniamo per la carbonara, che certe classifiche – genere letterario contemporaneo che ha sostituito l'oracolo di Delfi – indicano tra le migliori di Roma. E qui si apre il grande equivoco della nostra epoca gastronomica: la tecnica che divora l'anima. Il guanciale ridotto a petalo, sottile come un velo di Loie Fuller, tradisce il peccato capitale della nouvelle cuisine applicata alla romanità: credere che il sapore possa fare a meno della materia. Quel petalo, appena sfiora l'uovo, si arrende come un generale di complemento. Niente croccantezza, niente contrasto. La crema d'uovo tende all'asciutto, quando dovrebbe essere velluto che ti carezza la coscienza.

L'amatriciana compie l'infelice miracolo di essere peggiore: pomodoro stracotto che oscilla tra amaro e dolce come l'umore nazionale, guanciale annegato nel sugo fino a diventare uno stracotto che nemmeno nonna avrebbe osato. Il contrasto – elemento dialettico fondamentale nella cucina come nella democrazia – è abolito.

Eppure il maritozzo al baccalà mantecato col lime spacca, come dicono i giovani che frequentano i miei figli. Baccalà cremoso come nuvola, maritozzo che sa di domenica mattina. Qui l'innovazione funziona, perché non tradisce il principio: morbido su morbido, sapidità su dolcezza.

Cinquantacinque euro a testa. Il pane cinque euro, ma almeno caldo. La sindrome da bollino Michelin: luoghi bellissimi dove mangi l'idea del cibo, più che il cibo stesso. E intanto, a trecento metri, in qualche trattoria senza minimalismo né jazz, la carbonara continua ad essere quello che deve: una questione di fede, non di estetica.

Foto

Foto del locale

Foto dei piatti

Foto menu

Le nostre Classifiche

I piatti di questo locale che si sono guadagnati un posto nelle classifiche di Roma