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Hosteria Grappolo D'OroRoma

Foodoso Global Score
651/1000
La nostra opinione sul locale
Buon Locale
Citazioni nelle guide
7 su 28

Piatti tipici che abbiamo valutato

Carbonara

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Voto Piatto
714/1000

Carbonara13,00 €

Citato in5 guide su 17
Ranking Foodoso#25 su 36

vedi: Classifica Carbonare di Roma

Amatriciana

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Voto Piatto
686/1000

Amatriciana13,00 €

Citato in2 guide su 11
Ranking Foodoso#25 su 34

vedi: Classifica Amatriciane di Roma

Dove si trova il locale

Una buona scelta se ti trovi in queste zone di Roma: Municipio I di Roma • Rione Parione

Caricamento mappa...
Logo di Hosteria Grappolo D'Oro
Indirizzo
Piazza della Cancelleria, 80, 00186 Roma
Cucina
Cucina Romana
Telefono
06-6897080
Fascia di Prezzo
Medio (20-40€)
Prenotabile online su
Sito Web
Luoghi di interesse viciniCampo dei FioriPiazza NavonaPantheon
Altre aree vicineRione RegolaRione Sant'eustacchio

Principali piatti tipici a menù

Altri piatti

Amatriciana€ 13.00
Cacio e Pepe€ 13.00
Carbonara€ 13.00

Altri piatti

Tiramisù€ 7.00

Il racconto della nostra visita

Prima visita:  

Nel cuore archeologico della Roma che si vende bene – quella di Campo dei Fiori e piazza Navona, dove ogni sampietrino costa come un monolocale a Rebibbia – l'Hosteria Grappolo D'Oro gode di quella che gli agenti immobiliari chiamerebbero "posizione strategica" e i cinici "trappola per turisti". Eppure il posto compare nelle guide, quelle serie, e vanta primati sulla carbonara che farebbero tremare anche lo spirito di Testaccio.

Il locale ha quelle travi a vista che sono il guardaroba obbligatorio dell'osteria romana doc, mentre fuori una copertura di plastica tradisce quella sindrome contemporanea per cui anche la bellezza ha bisogno di una protesi trasparente, come se il cielo di Roma non bastasse mai.

L'antipasto misto ci introduce alla filosofia del luogo: una polpetta di bollito con salsa verde che fa il suo dovere di cittadina onesta della Repubblica Gastronomica, circondata però da comprimari descritti a menù con enfasi letteraria e realizzati con prosaica indifferenza. È il destino di molti menù italiani: promettere Pavese e servire Harmony.

Ma veniamo alla carbonara, oggetto mitologico quanto il Colosseo e altrettanto fotografato. Quella che dovrebbe essere tra le migliori della Capitale arriva al tavolo con un problema esistenziale: ha dimenticato di essere se stessa. Troppo asciutta là dove dovrebbe scorrere come seta casearia, timida di pecorino fino all'afonia – forse per non turbare palati abituati al parmigiano reggiano –, con un guanciale di buona famiglia ma educato alla mollezza, privo di quella croccantezza che è l'unica forma di ribellione ammessa in un piatto così codificato. Il pepe, macinato con generosità eccessiva, gratta la lingua come un rimprovero.

L'amatriciana migliora la situazione senza salvarla: guanciale ancora flemmatico, pomodoro acido come un editoriale d'opposizione, pecorino sempre in clandestinità.

Il tiramisù, curiosamente, ritrova la dignità perduta: ben calibrato, onesto, consolatorio.

Ventotto euro per un'esperienza che galleggia nella mediocrità con le guide sotto il braccio e la fama come salvagente. Resta la malinconia di chi sa che Roma, quella vera, cucina meglio nei vicoli senza insegne.

Foto

Foto del locale

Foto dei piatti

Foto menu

Le nostre Classifiche

I piatti di questo locale che si sono guadagnati un posto nelle classifiche di Roma