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Il racconto della nostra visita
Quattro classifiche su sette. Pensandoci bene, è la percentuale esatta con cui l'italiano medio crede nelle istituzioni: abbastanza per andarci, non abbastanza per fidarsi davvero. Così siamo finiti da Eggs, a Trastevere, dove la carbonara viene celebrata con la devozione che una volta si riservava ai santi, e oggi ai carboidrati.
Il locale professa una filosofia monoteistica: l'uovo come divinità culinaria, degna di un'intera liturgia gastronomica. È una di quelle idee che stanno tra il geniale e il gimmick, come capita spesso nell'Italia del marketing alimentare, dove ogni ingrediente aspira a diventare concept.
Abbiamo esordito con un tris di "strapazzi", ovvero friggini di carbonara infilzati su stecco, in tre versioni: classico, tartufo e 'nduja. Gradevoli, certo, ma tra il classico e la 'nduja intercorreva quella differenza impercettibile che Borges avrebbe definito "una sfumatura nel regno dei ciechi". Poi le polpette Cacio e Ova, che presentavano quella consistenza indefinita – chiamiamola mappazzone – capace di far rimpiangere anche la mensa aziendale.
La carbonara, però, merita un discorso a parte. Le mezze maniche erano cotte con quella precisione che in Italia si trova più facilmente nei cronometri che nei cuori. Guanciale croccante, crema tecnicamente ineccepibile. Il problema? Viene servita in un barattolone Bormioli che si sviluppa come un grattacielo verticale, creando una disomogeneità esistenziale: le prime forchettate sciape, le ultime iperboliche. È un trucco psicologico degno di uno psicologo comportamentale: l'ultimo boccone ti bacia sulla bocca, e tu dimentichi il tradimento delle prime forchettate. Ma a me questa disonestà distributiva, per quanto scenografica, non convince.
Il maritozzo al pistacchio e il tiramisù hanno salvato il finale, con quella competenza dolciaria che a Roma resiste ancora alle mode.
Trentasette euro per un'esperienza che somiglia a certe relazioni: interessante la prima volta, ma senza quella necessità di tornare che distingue l'amore dalla curiosità.
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Foto dei piatti
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