
Trattoria Da Enzo al 29
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Il racconto della nostra visita
Mi presento mezz'ora prima dell'apertura e trovo già un capannello di aspiranti commensali che scrutano la saracinesca abbassata con l'avidità mista a rassegnazione tipica dell'italiano in coda. C'è qualcosa di dickensiano in questa attesa davanti a una trattoria romana, un misto di speranza e dannazione che ci accomuna tutti, turisti anglofoni compresi.
Da Enzo al 29 si trova nella Trastevere meno turistica, quella che non ha ancora ceduto del tutto alla sindrome del menu plastificato in otto lingue. Niente prenotazioni: o ti metti in fila o rinunci. È una forma di democrazia alimentare che ha qualcosa di consolante, in fondo. Il merito vince sulla furbizia, l'attesa sulla raccomandazione.
La gricia che mi arriva al tavolo è un manifesto filosofico sulla romanità. Il guanciale, croccante quanto basta (avrebbe potuto osare un pelo di più sulla caramellizzazione, ma siamo nell'ordine della perfezione mancata), il pecorino che dialoga con la pasta senza sopraffarla in quel miracolo di equilibri che è la cucina povera quando diventa aristocratica. La cremosità raggiunge quella consistenza che sta tra il liquido e il solido, zona liminare dove accadono i grandi eventi gastronomici.
L'amatriciana conferma la teoria. I fiori di zucca – questi oggetti barocchi che sembrano piccole lanterne giapponesi prima della frittura – mantengono la promessa: croccanti fuori, teneri dentro, con un ripieno generoso che non è solo una dichiarazione d'intenti ma sostanza vera.
Il tiramisù chiude il cerchio con l'eleganza del classico che non ha bisogno di presentazioni.
Venticinque euro a persona sembrano quasi un atto di resistenza in un'epoca dove la fama si tramuta automaticamente in speculazione. C'è da aspettare, certo, e qualcuno rinuncia voltandosi sui propri passi delusi. Ma forse è proprio questo pedaggio temporale che salva Da Enzo dal diventare solo un'attrazione turistica.
Tornerò, arrivando ancora prima. È il prezzo che si paga quando la tradizione non è folklore ma pratica quotidiana.
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Foto dei piatti
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