Roscioli Caffè — Roma
Piatti tipici che abbiamo valutato
Maritozzo con la panna
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🍽️Dolci
🍽️Caffetteria
Il racconto della nostra visita
C'era una volta il maritozzo. Non nel senso che non esista più — esiste, eccome, e a Roscioli Caffè in Via dei Giubbonari raggiunge vette di indubbia perfezione — ma nel senso che la sua versione canonica, quella grande, quella con cui generazioni di romani hanno fatto pace con il lunedì mattina, è stata silenziosamente ritirata dal mondo. Come certi senatori a vita, ma al contrario: non perché abbiano già dato abbastanza, bensì perché qualcuno ha deciso che era meglio così.
Ci sono andato scettico, lo confesso. Le classifiche dei migliori maritozzi di Roma hanno su di me lo stesso effetto delle liste dei migliori tramonti: esiste davvero qualcuno che ha bisogno di una graduatoria per sapere cosa guardare? Eppure il dubbio, quella creatura subdola che abita gli interstizi della certezza, alla fine ha vinto. Siamo andati.
E il maritozzo è buono. Davvero buono, con quella onestà che non ammette sconti: l'impasto morbido, dolce nella misura giusta, la panna abbondante e leggermente burrosa, nell'insieme una piccola architettura del piacere che capisco perfettamente come abbia conquistato le classifiche. Non è hype, è qualità vera.
Il problema — e qui l'Italia si materializza in tutta la sua bizzarra coerenza — è la dimensione. Il maritozzo di Roscioli è piccolo. Piccolo piccolo, con quella specificità che in italiano suona come una condanna. A quattro euro e cinquanta, cifra che avrebbe fatto sbarrare gli occhi al maritozzo originale, l'esperienza si risolve in due boccate e un'elegia. Scopriamo sul posto che la versione grande non esiste più: l'hanno soppressa, come si fa con le edizioni fuori catalogo, senza troppi annunci.
Siamo usciti in due con dieci euro e spiccioli spesi e una soddisfazione che definirei parziale — non nella qualità, che c'è e si sente, ma nella quantità, che non c'è e si sente altrettanto. Togliere il maritozzo grande non è esattamente un atto di fedeltà alla tradizione romana, che della generosità ha sempre fatto una questione di principio prima ancora che di stomaco.
Ci tornerei? Sì, una volta vale — la bontà è reale e merita il pellegrinaggio. Ma con aspettative calibrate: è un capolavoro in formato ridotto, come certe poesie bellissime che finiscono troppo presto e ti lasciano con la strana sensazione che mancasse ancora qualcosa. Che poi, a pensarci, è esattamente la sensazione che provi davanti a tutto ciò che in Italia funziona davvero bene.
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Le nostre Classifiche
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