Trattoria da Augusto
Piatti tipici che abbiamo valutato
Carciofo alla Romana
Foodoso Score
714

Prezzo
€6.00
Il racconto della nostra visita
C'è un'Italia che vive di rendita, e poi c'è Trastevere, che di rendita ci ha costruito un intero modello economico. In questo quartiere dove ogni vicolo è diventato un fondale per fotografie destinate a scomparire in ventiquattr'ore, trovare una piazzetta tranquilla è già un atto di resistenza, quasi un gesto politico. Da Augusto, trattoria storica incastonata in questo improbabile angolo di pace, la resistenza continua: niente prenotazioni, si aspetta fuori, si fa la fila. Un sistema che in altri contesti chiameremmo arroganza, e che qui, invece, profuma vagamente di autenticità.
Il menù che cambia ogni giorno — giovedì gnocchi, e così sia — è la promessa di una cucina con la memoria. Una promessa mantenuta a metà, come spesso accade con le promesse più ambiziose.
Le puntarelle erano croccanti e ben condite, il carciofo alla romana casalingo e ben cotto: fin qui, la nonna teorica di cui al menù sembrava proprio esserci. Poi sono arrivati i primi, e la nonna ha lasciato la cucina senza salutare.
La cacio e pepe raccontava la storia di due solitudini parallele: il rigatone, cotto correttamente ma sciappo, e una cremina di pecorino e pepe preparata in anticipo, mai sposata con la pasta, semplicemente deposta sopra come un'ipotesi. Due elementi nello stesso piatto che non si erano mai incontrati, come certi convitati a un matrimonio di convenienza. L'amatriciana aveva il guanciale tagliato grosso, poco reso, il pomodoro anonimo, e una generale assenza di quella grassezza generosa che è l'anima stessa del piatto. Il tiramisù — perché ci siamo spinti fino lì, con l'ottimismo dei navigatori senza mappa — era una fetta solida, priva di caffè e di slancio, preparata in un passato remoto e mai più interrogata.
Il servizio era sgradevole non nel modo romano, che ha una sua ruvida simpatia, ma in quello petulante, che non ha scusanti. La sala è buia e stretta; meglio stare fuori, sotto la magnolia, che almeno non ti giudica.
Venti euro a testa. È onesto, soprattutto rispetto alla roba industrializzata che circola in zona con la faccia tosta del tipico. Ma l'onestà, da sola, non scalda il piatto.
Foto del locale
Foto dei piatti
Foto menu
Le nostre Classifiche
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