Quei Due Al Tuscolano
Piatti tipici che abbiamo valutato
Il racconto della nostra visita
Sulla Tuscolana esiste una legge non scritta, quella per cui i luoghi che non promettono nulla sono spesso gli unici a mantenere qualcosa. Quei Due Al Tuscolano, nei pressi di Numidio Quadrato — nome di stazione della metropolitana che suona come un personaggio di Svetonio — non ha niente dell'ostentazione che affligge la ristorazione contemporanea. Insegna normale, bancone normale, nessuna lavagna con scritte in gesso che evocano filiere corte e nonni contadini. Entri senza aspettative, che è forse il modo più saggio di entrare ovunque.
E poi c'è il supplì.
Il supplì romano è, a mio avviso, un oggetto filosofico prima che gastronomico. Contiene in sé la tensione fondamentale tra croccante e morbido, tra esterno e interno, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde — un po' come Roma stessa, che esibisce rovine imperiali e cela nei vicoli la sua vera anima borghese e popolare. Quello di Quei Due è un supplì di dimensione generosa, con una panatura che ha il coraggio delle proprie convinzioni: croccante come si deve, ma capace di cedere subito sotto i denti senza quella resistenza gommosa che è il segno dei supplì codardi. La mozzarella fila. Il basilico si sente davvero, il che nel 2024 è quasi una notizia.
Eppure — e lo diciamo con l'affetto di chi vuole bene, non con il cipiglio del censore — il riso era un filo troppo cotto, e il sugo dosato con una parsimonia che rasenta l'astinenza. Il risultato è un supplì buono, costante, ma privo di quel momento in cui si abbassa il sopracciglio e si annuisce in silenzio. C'era il potenziale per qualcosa di memorabile. Ci si è fermati appena prima.
La pizza al taglio era buona, ben lievitata, croccante con serietà: rientra in quella tradizione romana che non ha bisogno di spiegarsi perché si è già spiegata da sola nel corso dei decenni. Niente da ridire, niente che rimanga.
Tre euro a testa. Mi fermo qui un momento, come ci si ferma davanti a un tramonto improbabile. Tre euro, nel 2024, a Roma, per mangiare con dignità. Già solo per questo, Quei Due Al Tuscolano merita una fermata — quella di metro, appunto, che porta il nome di un romano illustre e conduce verso un posto in cui l'Italia popolare, quella che non fa rumore, fa ancora le cose come si deve.
Ci si torna, sì. Per il supplì, e per quella sensazione rara di non essere stati delusi.
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