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Felice a TestaccioRoma

Foodoso Global Score
913/1000
La nostra opinione sul locale
Il Meglio del Meglio
Citazioni nelle guide
15 su 24

Piatti tipici che abbiamo valutato

Amatriciana

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Voto Piatto
872/1000

Bucatini all'Amatriciana13,00 €

Citato in4 guide su 11
Ranking Foodoso#7 su 34

vedi: Classifica Amatriciane di Roma

Cacio e Pepe

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Voto Piatto
844/1000

Tonnarelli cacio e pepe15,00 €

Citato in11 guide su 13
Ranking Foodoso#6 su 9

vedi: Classifica Cacio e Pepe di Roma

Dove si trova il locale

Una buona scelta se ti trovi in queste zone di Roma: Testaccio • Municipio I di Roma

Caricamento mappa...
Logo di Felice a Testaccio
Indirizzo
Via Mastro Giorgio, 29, 00153 Roma
Cucina
Cucina Romana
Telefono
06-5746800
Fascia di Prezzo
Medio (20-40€)
Prenotabile online su
Sito Web
Luoghi di interesse viciniPiramide
Altre aree vicineRione RipaRione San Saba

Principali piatti tipici a menù

🍽️Secondi Piatti

Saltimbocca alla romana€ 18.00

Altri piatti

Tiramisù di Felice€ 9.00
Tiramisù

Altri piatti

Bucatini all'Amatriciana€ 13.00
AmatricianaFormato pasta: Bucatini
Tonnarelli Cacio e Pepe€ 15.00
Cacio e PepeFormato pasta: Tonnarelli
Spaghetti alla Carbonara€ 14.00
CarbonaraFormato pasta: Spaghetti
Mezzemaniche alla Gricia€ 13.00
Pasta alla GriciaFormato pasta: Mezze maniche

Il racconto della nostra visita

Prima visita:  

Quindici euro di caparra per prenotare da Felice a Testaccio. Cifra che a prima vista potrebbe sembrare un'ostentazione, una forma di prepotenza commerciale, e invece è semplicemente la resa dei conti con la realtà: questo luogo esiste, è desiderato, dunque si difende dall'assalto con il più antico degli strumenti, il pegno. Come nei romanzi di Balzac, anche la trattoria romana contemporanea ha dovuto fare i conti con il capitale.

Il locale mantiene quella patina di storicità che Roma sa conservare anche quando è assediata dai turisti – e qui lo è, inevitabilmente. Ma resiste, nell'architettura degli spazi e nella sostanza dei piatti, qualcosa di autentico che non è folklore ma cucina vera.

Gli involtini di melanzane alla parmigiana meriterebbero un trattato a parte. Sono uno di quei piatti in cui la tradizione meridionale si esprime con una sintesi perfetta: la melanzana che fa da guscio, il ripieno che è memoria di domeniche familiari, tutto tenuto insieme da una logica gastronomica che è anche poetica. Ottimi, sì, ma la parola è insufficiente.

L'amatriciana sui bucatini – ah, i bucatini veri, quelli col buco che si è fatto strada attraverso decenni di pasta industriale – funziona come deve funzionare: il guanciale emulsionato col pomodoro raggiunge quella consistenza che è scienza e grazia insieme. Il guanciale non croccante non turba l'armonia complessiva, perché il piatto parla una lingua coerente.

Diverso il discorso sulla cacio e pepe, cavallo di battaglia mantecato al tavolo con gesto scenografico che inevitabilmente strizza l'occhio al turismo gastronomico. Troppo pecorino, mi dicono. Il pepe soffocato, ogni forchettata uguale alla precedente in una ripetizione che stanca. È il paradosso della semplificazione: nel tentativo di rendere accessibile un piatto che dovrebbe essere equilibrio precario tra pochi elementi, si finisce per appiattirlo. Funziona, certo, ma è una vittoria di Pirro.

Il tiramisù chiude con dignità, il servizio procede veloce come sanno fare solo i romani quando hanno fretta ma non furia.

Ventotto euro che sono, tutto sommato, un prezzo onesto per un'esperienza che mescola bene memoria e presente, anche quando il presente concede qualcosa di troppo alla folla.

Foto

Foto del locale

Foto dei piatti

Foto menu

Le nostre Classifiche

I piatti di questo locale che si sono guadagnati un posto nelle classifiche di Roma