Agrodolce London
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Il racconto della nostra visita
C'è qualcosa di commovente, e insieme di lievemente disperato, nel cercare una carbonara seria a Londra. È un po' come cercare il silenzio in autostrada: non impossibile, dicono, ma bisogna sapere dove guardare. Qualcuno aveva indicato Agrodolce, zona Fitzrovia, come il posto giusto. "Non strettamente romano, ma cucina italiana come si deve." Quella precisazione — *non strettamente romano* — avrebbe dovuto dirmi tutto. È la stessa formula con cui si presenta un candidato politico quando si specifica che *non è strettamente onesto, ma nell'insieme si difende*.
Ho cominciato dai supplì, che a Londra arrivano in coppia nel piattino, come gemelli siamesi di una tradizione che qualcuno ha letto in fotografia. La frittura era buona, croccante, quella parte stava in piedi. Ma dentro, il deserto. Riso quasi privo di condimento, tracce di mozzarella nel senso più antropologico del termine: una presenza teorica, un ricordo, un'intenzione. Nessun filante, nessun telefono. Il supplì senza il filo di mozzarella è come Proust senza la madeleine: tecnicamente è ancora un testo, ma il senso è perduto per sempre.
La carbonara, ragione prima e ultima della visita, si è presentata liquida. Non cremosa — *liquida*. Uovo e pecorino avevano raggiunto quella consistenza brodosa che fa il paio con la filosofia anglosassone: tutto tende al brodo, tutto tende alla zuppa, il continente è lontano e la nebbia fa il suo lavoro. Peccato autentico, perché le mezze maniche erano al dente, cosa non scontata nemmeno a Roma. Il guanciale, tagliato sottile come un fiammifero, era duro, magro, dimenticabile. A Roma sarebbe un quattro e mezzo scarso. A Londra, dove il termine di paragone è quello che è, diventa un sei stiracchiato — il sapore complessivo non era da buttare, e questa frase, scritta in una recensione gastronomica, è già di per sé una piccola tragedia della civiltà.
Diciotto sterline la carbonara, sette i due supplì. Ventotto in tutto, pagati con carta perché lo scontrino fiscale — dettaglio tenero — non è arrivato. Alcuni vizi nazionali, evidentemente, viaggiano in business class.
Agrodolce ha senso a Londra, dove il contesto fa molto e la concorrenza non schiaccia. A Roma sarebbe un locale qualunque di quelli che sopravvivono per posizione geografica. Ma siamo a Fitzrovia, e la malinconia dell'espatriato ha i suoi diritti.
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Foto dei piatti
Foto menu
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